I murales di Carlitops fanno più bella Taranto

Percorrendo il sottopasso di Via Ancona a Taranto, un murales coloratissimo ravviva il percorso rendendo più piacevole il tempo trascorso in macchina.

Il murales è stato realizzato nell’ambito della seconda edizione del progetto T.R.U.St., fortemente voluto dall’Amministrazione Melucci.

L’iniziativa ha richiamato a Taranto 16 street artist di fama internazionale per riqualificare diversi punti della città, con l’originalissimo tocco di colore di opere uniche e di grandi dimensioni. 

Stefania Favale ha intervistato il giovane artista palagianese Carlo Casamassima, in arte Carlitops, autore dell’opera di via Ancona.

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Carlo, cosa ha significato per te partecipare a questo progetto?

Ho accettato di partecipare al progetto con molto entusiasmo per due motivi.

Primo, perchè ho avuto la possibilità di lavorare insieme ad altri esponenti molto importanti della street art. Inoltre, è stata l’occasione di dare il mio contributo per rendere più bella Taranto, città che ho frequentato e amato durante gli anni della scuola superiore, trascorsi tra i banchi del liceo artistico Lisippo.

Ricordi il tuo primo murales?

Ho realizzato i primi murales quando avevo dieci anni. In realtà, l’arte ha sempre dato luce al mio umore e alla mia felicità interiore. Ho sempre sentito l’esigenza di creare. 

Da bambino, a babbo natale chiedevo le bombolette spray. Allora traevo ispirazione dal punk: disegnavo teschi, aquile stile americano, bandiere, croci. Lo facevo più per divertimento e per hobby. Giocavo a disegnare.

Quali sensazioni ti hanno accompagnato nella carriera di artista?

Ho sempre amato disegnare sui muri soggetti di grandi dimensioni, e sognavo che col tempo li avrei realizzati sempre più grandi!

All’inizio disegnavo a mano libera con la matita sui muri, utilizzando il nastro adesivo e il taglierino per creare degli stencil direttamente sulle pareti. 

Poi, grazie ad un documentario su Banksy del 2009, ho scoperto un un nuovo modo di fare arte ed ho completamente rinnovato il mio stile grazie alla stencil art e all’uso del proiettore.

Nel 2013 ho iniziato un percorso di studio e approfondimento dell’uso dello stencil in tutte le sue forme e tecniche grafiche di realizzazione.

Con questo stile, ho dato vita alla maggior parte delle mie idee stilistiche e tecniche, e ancora oggi lo utilizzo. 

I tuoi pattern hanno una chiara influenza messicana, come nasce questa impronta?

Nel 2014 ho vissuto 3 mesi in Messico per uno stage nell’azienda leader nel settore del mosaico Mosaicos Venecianos de Mexico, grazie al mio amico, direttore artistico e tecnico, Giuseppe Semeraro, anch’egli artista palagianese. 

È stata un’esperienza indimenticabile che ha ispirato la texture di vari colori che oggi mi identifica.

Rientrato dal Messico, ho sentito l’esigenza di concretizzare la mia arte e il mio stile decorativo. Inizialmente ero convinto di produrre piastrelle e decorazioni edili, ma si rivelò presto un  mercato di nicchia, troppo oneroso per le mie possibilità. 

Cosa è successo dopo l’esperienza in Messico?

Nel 2015 ho cominciato a creare i miei primi pattern e ho deciso di imparare la tecnica della stampa serigrafica applicata ai tessuti, per realizzare i primi capi customizzati Carlitops.

Così, spostando l’attenzione sui tessuti e sull’abbigliamento, ho dato vita ad un nuovo progetto concretizzando l’idea imprenditoriale del marchio CARLITOPS nel settore del design e del fashion design.

Qual è il messaggio che vuoi esprimere attraverso i colori?

La luce che accende i colori, e le loro combinazioni possono dare a chi li guarda diverse sensazioni.

Per questo utilizzo soprattutto colori accesi e forti: voglio trasmettere vibrazioni positive, nello stesso modo in cui i colori e il clima del mio territorio mi aiutano ad essere sempre di buonumore.

Ogni artista ha nel proprio bagaglio di ricordi un’esperienza particolare. Qual è stato l’evento più emozionante della tua carriera?

Sicuramente la realizzazione di una grande installazione a Milano per una pubblicità della Tigre, la multinazionale svizzera che produce formaggi.

Era il 2014, e in quell’occasione ho realizzato una grande opera, ricoprendo una parete di 9×12 metri, nel centro di Milano, interamente con pancarrè tostato. Circa 13 mila fette che raffigurano il  marchio dell’azienda. 

Oggi, se potessi disporre di un edificio o un quartiere da personalizzare col tuo pattern, in qualsiasi parte del mondo, quale sceglieresti?

Sicuramente decorerei intere facciate di palazzi senza balconi. Li possiamo trovare soprattutto nelle periferie delle città, nei quartieri residenziali e nei complessi di case popolari. 

Del resto, un artista non desidera altro che lasciare il segno portando luce e colore laddove non c’è, nella certezza che il colore trasmette gioia e positività.

Stefania Favale

Il teatro mi appassiona, l'arte mi incanta. Mi piace leggere e scrivere mi diletta. Tutto mi diverte.

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