Magna Grecia Awards 2021 – Le interviste agli ospiti dell’ultima serata

La 24a edizione del Magna Grecia Awards, inclusa nel cartellone di Palagiano L’Estate 2021, si è conclusa nel migliore dei modi.

La presenza di personaggi come Antonio Caprarica e Don Cosimo Schena ha contribuito a rendere anche questo appuntamento di interesse nazionale.

Altrettanto preziosa la partecipazione di rappresentanti del mondo dell’arte del nostro territorio, come il gallerista Piero Prete e le artiste Maria Grazia Carriero e Maria Stefania Stasi.

Nel video, le interviste ai protagonisti.

Interviste a cura di Michela Mignozzi e Stefania Favale.
Operatore audio-video: Marco Di Benedetto.

Antonio Caprarica, uno dei volti più noti del giornalismo italiano, ha collaborato con numerosi quotidiani. Uno dei suoi argomenti preferiti è il mondo britannico. Dottor Caprarica, cosa ci differenzia maggiormente da questo popolo così vicino a noi, eppure così diverso?

Direi forse il senso della comunità e la memoria. Gli inglesi sono un popolo che adora la memoria, e forse questa è anche la spiegazione del loro persistente attaccamento alla monarchia, che rappresenta in qualche modo il segnacolo della loro storia.

Invece gli italiani, più che concentrarsi sulla memoria sono, secondo un’antica definizione, molto più attenti alla bella figura.

Sa cosa osservo sempre? Ogni volta che torno in Italia e mi trovo a contatto con il pubblico italiano, c’è sempre una domanda: che cosa pensano gli inglesi di noi?

Ecco, gli inglesi non chiedono mai che cosa gli italiani pensano di loro. Gli italiani se ne preoccupano perché siamo ossessionati dall’idea di fare bella figura, e a furia di pensare alla bella figura, certe volte tralasciamo la sostanza delle cose.

Quindi, mi piacerebbe che italiani e inglesi si scambiassero vicendevolmente un po’ delle loro qualità, delle loro virtù: noi potremmo prendere un po più di memoria, e loro un po’ più di quel gusto della vita e gioia di vivere che fa parte del nostro stile italiano.

Don Cosimo Schena, uno dei preti di periferia più amati e popolari grazie anche alle poesie che pubblica sui social network per comunicare con i ragazzi. Nella sua esperienza, in che modo i social possono diventare strumento di diffusione di valori positivi?

Per me i social sono diventati un ponte per raggiungere quelle persone, quei cuori che non incontro normalmente nella vita reale.

Prima di iniziare questa avventura nei social, non immaginavo che ci fosse tanta gente che avesse bisogno di ascolto, e anche tanta sete di Dio.

Guardando le chiese che ormai sono vuote, pensavo che ormai la gente si fosse allontanata da Dio.

Invece, attraverso i social ricevo moltissimi messaggi al giorno da parte di persone di tutte le età che mi chiedono consigli, preghiere, ed è una cosa stupenda!

Piero Prete, gallerista, mercante d’arte, consulente ed esperto di gallerie private.Qual è lo stato dell’arte del nostro territorio, e quali gli artisti da raccontare e su cui puntare?

Lo stato dell’arte nel nostro territorio è come quasi tutto quello che avviene a livello culturale: non è molto florido.

Comunque, dobbiamo sempre ringraziare poche persone attente allo sviluppo culturale del nostro territorio, anche se purtroppo non sono tanti.

Sono soprattutto i privati che si interessano a proporre arte e cultura, e questo secondo me è un dato estremamente positivo. 

Non è facile sottolineare quali sono gli artisti più importanti da seguire. 

In questo momento, gli artisti che stanno sviluppando veramente un mercato notevole, con richieste molto alte, sono gli storicizzati della pop art.

Nell’arte, come in tutti i mercati, più la richiesta aumenta, più aumentano le quotazioni.

Tra i giovani, quello che ho in casa mia credo sia il più promettente: Corrado Pizzi, un ragazzo pugliese nato ad Altamura poco più di 40 anni fa.

In controtendenza con quello che succede normalmente, Corrado Pizzi ha deciso di venire a lavorare a Taranto, perché il nostro territorio che gli dà gli stimoli maggiori per la sua creatività.

Maria Grazia Carriero, artista di Palagiano: qual è la tua arte e cosa esprimi con essa?

La mia arte si sviluppa in maniera abbastanza poliedrica.

Principalmente la mia ricerca è basata sulla memoria, sulle connessioni che avvengono tra oggetto e potere apotropaico, e si rivolge a tutto ciò che si esprime attraverso la cultura superstiziosa popolare.

Ogni volta che cerco di esprimere il concetto sul quale faccio ricerca, utilizzo lo strumento che più si adatta.

Quindi, può essere la fotografia, l’installazione, la videoarte:  ogni volta cerco di individuare il medium più adatto ad esprimere questa questa poetica.

La mia ricerca sfocia negli aspetti legati all’antropologia, perché credo che l’arte contemporanea si debba nutrire di altri campi del sapere.

Infatti secondo me la transdisciplinarità dell’arte contemporanea permetta di poter ampliare un po’ lo scenario e non lavorare più a comparti stagni, come invece è avvenuto in passato.

In ogni caso, per me l’arte contemporanea ha una responsabilità molto importante: esprimere non solo ciò che è in qualche modo visibile, ma dare forma all’invisibile.

Questo perchè, all’interno di ciò che secondo l’accezione comune possiamo immaginare come semplicemente intangibile o virtuale, si cela qualcosa di molto profondo.

In questo senso, credo che l’artista possa individuare degli scenari, delle connessioni profonde con il proprio territorio e con la propria cultura.

Maria Stefania Stasi, fotografa e scrittrice. Cosa accomuna queste due forme artistiche?

Queste forme artistiche sono collegate dalla parola scrittura. Il termine fotografia deriva dal greco e significa scrivere con la luce… Così come la scrittura su carta, che avviene con l’impulso della mano.

Anche la scrittura necessita di scrutare tutti gli angoli dell’essere umano che presentano luci e ombre, proprio come la fotografia, che si compone attraverso le luci e le ombre.

Nelle tue opere c’è un connubio tra fotografia e scrittura: cosa può tirare fuori dall artista e cosa può lasciare al fruitore dell’opera?

Solitamente, l’artista tende a guardare quello che gli sta intorno in due modi: uno è molto intimista, l’altro invece è istintivo e contiene del sentimento.

Questo sentimento va a cogliere anche cose che solitamente l’essere umano, per fretta, mancanza di tempo e  altri svariati motivi, non riesce a cogliere.

Quindi, l’artista ha il compito di donare al fruitore ciò che il fruitore non ha tempo di osservare e apprezzare.

Così, fondamentalmente al fruitore resta forse la cosa più bella: il silenzio che lascia parlare l’opera, e in quell’opera poi il fruitore riesce a cogliere un frammento di sé stesso.

Simone Logos Losito

Editor, blogger, copywriter. Amo la scrittura, la fotografia, l’arte contemporanea e tutte le forme di espressione della creatività. https://www.logositalia.com

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