Magna Grecia Awards 2021 – Intervista agli ospiti della seconda serata

La 24a edizione del Magna Grecia Awards, inclusa nel cartellone di Palagiano L’Estate 2021 si fa sempre più interessante.

Michela Mignozzi intervista Nunzia De Girolamo, Angelo Mellone e tutti gli altri ospiti della seconda serata.

Nunzia De Girolamo, la puntata di questa sera del Magna Grecia Award si preannuncia eccezionale. Vuole farci qualche anticipazione?

Eh, no! dovete essere qui in piazza o seguirci in diretta social.. [ride n.d.a] 

Scherzo, sarà una puntata secondo me molto interessante, proprio dal punto di vista del territorio, della gastronomia, dell’agricoltura. Ci saranno molti personaggi televisivi che racconteranno la grande potenza che ha questo settore. 

La puglia è una terra dove l’agricoltura, l’enogastronomia la natura la fanno da padrone.

Per questo, è molto importante avere proprio in questo territorio personaggi che ci possono raccontare quell’Italia diversa, quel sud diverso di cui tutti abbiamo bisogno.

Cinzia Tani, il suo ultimo libro è Angeli e Carnefici. Cosa rende una donna angelo o carnefice?

La mia scelta è stata di trovare delle coppie di donne nate lo stesso anno: una è diventato un angelo e l’altra una carnefice. Ora, diciamo che gli angeli non sono mai totalmente angeli, nel senso che hanno avuto anche loro momenti bui. 

Però la passione le ha portate avanti e il talento le ha fatto emergere, le ha fatte diventare stelle come Greta Garbo, Isadora Duncan, Billie Holiday.

Oppure la scienziata Rosalind Franklin, il cui studi sono stati fondamentali per la scoperta del DNA, e invece non è stata nemmeno citata in occasione del premio nobel assegnato a due uomini, Watson e Crick.

Quindi, alcune sono state spinte dalla voglia di emergere, altre dal fatto di non aver mai avuto un punto d’appoggio, per altre ancora, la passione per il male, cioè per il delitto.

Angelo Mellone, vicedirettore di Rai1 e scrittore di successo. Nel tuo ultimo libro parli di famiglia. Secondo te, che impatto hanno i social media sulla comunicazione in famiglia?

Disastroso, perché intanto quando prima tornavamo a casa, in famiglia, interrompevano i rapporti col resto del mondo. Eravamo dentro casa e l’unico strumento di comunicazione era un telefono, condiviso da 4,5 o 6 persone.

Adesso invece non stacchiamo mai dalla comunicazione con l’esterno, e l’esterno è fatto di tante cose: amici, tentazioni, sollecitazioni e magari si finisce con il considerare la famiglia un posto in cui ci si annoia.

Altre volte invece, i social possono anche essere uno dei metodi che hanno le famiglie per non annoiarsi troppo. Dipende dai punti di vista.

Comunque, rispetto al passato, il fatto di non poter mai stare veramente da soli ci condiziona. 

Certamente, come scrivo anche nel mio romanzo, quello che sta succedendo adesso è che il modo di vivere in famiglia, e soprattutto il rapporto tra genitori e figli si modifica con enorme velocità. Sono aumentate le separazioni, sono aumentate le famiglie monoparentali, sta cambiando tutto!

Io personalmente un po’ rimpiango quella che chiamiamo la famiglia tradizionale

Senza paura di essere considerato un reazionario, nonostante tutti i difetti che aveva, secondo me la famiglia che abbiamo criticato per tanti decenni, non aveva le grandi difficoltà che io vedo adesso.

Federico Quaranta, conduttore e autore radiofonico e televisivo cultore dell’enogastronomia e delle eccellenze del territorio. Qual è il rapporto tra l’amore per il cibo e i viaggi?

Più che un esperto o un cultore, mi ritengo un amante del territorio, e ne racconto le storie. 

Poi, all’interno di ogni territorio troviamo anche il vino, il cibo, che anzi ne sono i migliori ambasciatori. 

Secondo me, raccontano di più le orecchiette che tutte le parole che io potrei usare per argomentare una storia intorno a quel piatto. 

Racconta molto di più un Negroamaro, un Primitivo, ma anche un nero di Troia o un Verdeca, per citare un bianco, oppure le bollicine fantastiche che fanno al nord della Puglia, di tutto quello che io potrei raccontare sul vino.

Il vino lo incontri, ti serve, è un compagno di viaggio.

Invece il territorio è la base, è dove camminiamo e raccogliamo esperienza e diffondiamo quello che gli altri ci dicono.

Io non faccio altro che prendere le storie che ci sono, aprire i forzieri, le porte delle masserie, andare nelle campagne a conoscere la gente, guardarla negli occhi vedere che rughe hanno e da dove provengono e che cosa raccontano.

Poi, ci metto la mia la mia retorica, tutto lì!

Veronica Barbati, delegata nazionale coldiretti. Perché oggi è importante incoraggiare i giovani a riscoprire i valori dell’agricoltura?

Innanzitutto perché viviamo un momento storico in cui l’agricoltura sicuramente ha mostrato, in quanto fonte della produzione del cibo, quanto è importante.

Poi perché il nostro paese ha diversi primati a livello europeo, e tra questi uno riguarda il numero di giovani che si dedicano all’agricoltura. 

Contemporaneamente però, abbiamo ancora bisogno ancora di energie giovani per rendere questo settore ancora più performante e capace di cogliere le sfide del futuro.

Infatti, la popolazione globale è destinata a crescere, e l’agricoltura dovrà essere in grado di rispondere a questa sfida.

Luigi Scordamaglia,  presidente di Filiera Italia. Secondo lei, che impatto ha l’apertura ai mercati esteri sulla qualità del cibo che mettiamo a tavola?

L’impatto si traduce in numeri, e i numeri dicono che in un anno difficile buio come il 2020 le nostre esportazioni sono cresciute dieci volte più di qualsiasi altro settore italiano che esporta.

Sono cresciute grazie al fatto che a livello mondiale c’era desiderio, in una situazione di difficoltà, di qualità di sicurezza e di stile di vita italiano. 

Adesso che il mondo riprende a vivere, come abbiamo visto in questi primi mesi del 2021, la voglia di eccellenze alimentari italiane è cresciuta ancora di più.

E crescerà sempre di più se sapremo affiancare alla nostra qualità uno storytelling appropriato che dica quanto questa eccellenza è legata al nostro territorio, storia e tradizioni.

Nello stesso tempo occorre avere la capacità di produrre in maniera sempre più innovativa, che non vuol dire stravolgere le tradizioni, ma anzi valorizzarle e renderle sempre più competitive.

Simone Logos Losito

Editor, blogger, copywriter. Amo la scrittura, la fotografia, l’arte contemporanea e tutte le forme di espressione della creatività. https://www.logositalia.com

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